.:Torneo della "joca":.


Dalle origini ai giorni nostri


Nella seconda metà del I secolo a.c. Lucio Munanzio Planco, Console romano, inviato da Roma per dividere questi territori pose il proprio campo sulla collina all'altezza dell'attuale Stretto di Barba, sul lato destro del fiume Sabato (l'attuale Chianchetelle). I centurioni non impegnati in attività belliche solevano "ammazzare il tempo" ai dadi però, alla lunga, trovando questo un passatempo noioso e monotono decisero di inventare un nuovo "joco". Notando che gli indigeni praticavano uno "strano" gioco, consistente nel lanciare pietre verso un obiettivo prefissato, decisero di regolamentare lo stesso, dando così origine al gioco della "joca".
Si narra di rissose "jocate" tra gli indigeni e i romani! Questo giuoco nel tempo assunse sempre più il carattere di un vero e proprio torneo; addirittura si favoleggia che, per questi tornei, intere schiere di "jocatori" si accalcassero sulle nostre contrade. Si vuole che lo stesso Ascanio Filomarino, poi Ablegato Apostolico a Madrid per conto del Papa, amasse tra un salmo e una costrizione - tornare tra le mura avìte e far schioccare le "plancellae jocundae".
Fra i tanti contendenti che si avvicendarono, si narra anche dei vati Marino e Tasso che, tra un endecasillabo e una quartina, solevano sollazzarsi col sibilare delle "jocose " pietre. Memorabili le partite giocate tra J. Milton e il Marchese G.B. Manzo, in quei tempi signore del feudo di Planca. Memoria popolare vuole che i due giocassero una partita "infinita". A seguito di questo tra i due "jocatori" scese un gelo di rivalità per il fatto che il soccombente Milton non digerì del tutto la sonora sconfitta che gli inflisse il Manzo.
La "singolar tenzone" fu tenuta nel cortile del Castello, alla presenza di dame e cavalieri. Durò due giorni e due notti, la tenzone. Alla fine i due contendenti, esausti, si accasciarono al suolo e furono necessari svariati bicchieri di Aglianico e Grieco per rimetterli in sesto.Tale accadimento ebbe notevole risonanza a tal punto che, in onore di esso, venne istituito il "Torneo della joca".
Negli anni successivi, per i noti avvenimenti politici, il Torneo perse aderenze e sostegni. Solo sul finire del XIX secolo venne ripristinato ad opera del Duca di San Donato. E' opinione comune che la vistosa cicatrice, portata con fierezza sul viso, fosse dovuta ad un incidente occorsogli durante lo svolgimento di una partita, e non già per le ferite riportate al seguito di Garibaldi, per la liberazione dell'Italia. In seguito, con l'affermarsi della nuova era tecnologica, questo nobile "joco" divenne desueto. E tutto questo fino al 1985. Poi...è storia recente...

"faber est suae quisque fortune"...
 

 

   





Associazione Pro Loco Planca di Chianche (AV)